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Serendipity - Hand Made di Lucrezia di Lernia
(Naturopata specializzata in Terapia Alimentare, Fitocomplementi.
Esperta di cucito terapia.)
Mi chiamo Lucrezia e sono una naturopata esperta di cucito creativo. Ago e filo sono due strumenti magici attraverso i quali trasformo le mie emozioni quando realizzo le mie creazioni.

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Ultimo lavoro terminato ieri.
In questa occasione mi è stata commissionata la decorazione di questa borsa di juta nella quale era prevista l’applicazione di una stella marina, quattro coralli ed un pesciolino realizzati all’uncinetto. Mi sono, poi, occupata di sostituire i manici che, nella borsa consegnatami, erano in tessuto nero . Come ultimo passaggio ho inserito dei punti luce alla decorazione grazie all’applicazione di qualche perlina qua e là.
Realizzare quanto mi è stato richiesto e’ stato divertente, anche perché è stato il mio
primo lavoro a quattro mani, un’ esperienza che mi ha davvero stimolata e soddisfatta. Domani effettuerò la consegna, spero che la cliente sia soddisfatta almeno quanto me❤️
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Ciao a tutti,
Dopo diversi mesi di assenza e di lontananza da ago e filo sono super felice di presentarvi la mia ultima creazione che ho deciso di chiamare:
“My little sprig bag”
Qualche giorno fa, quando ho deciso di prendere in mano ago e filo, non sapevo esattamente dove il cuore e le mani mi avrebbero portata.
Non sapevo esattamente cosa avrei realizzato, soprattutto non sapevo come realizzare quel “qualcosa” che sentivo nascere dentro di me che, però, non aveva ancora una forma definita.
Ricordo di aver aperto l’anta del mio piccolo armadio della creatività e di aver afferrato con dolcezza due mucchietti di pannolenci colorati, quelli che mi aveva regalo una mia cara amica qualche mese fa.
Ho memoria di aver scelto i colori che più sentivo miei, o meglio, quelle tonalità cromatiche che sarebbero state in grado di lenire quel bisogno di ascolto così intenso che abitava dentro di me già da qualche giorno.
Ecco, la mia memoria arriva fino a qui, tutto quello che è accaduto successivamente e che mi ha portato a realizzare “my little sprig bag” resta un mistero, un incantesimo.
Resta Magia.
Una magia che ha generato in me questo pensiero che voglio condividere con voi:
“Auguro a chiunque di riconoscere nelle proprie profondità un luogo in cui poter occuparsi di sé.
Auguro a chiunque di impiegare una parte della propria vita nella ricerca di quello che io definisco “il nostro spazio medicina”. Un dimensione dove potersi curare senza il bisogno di nessuno. Un tempo nel quale poter esistere nella sola unione con la propria energia creativa. Perché ho compreso l’importanza di questi attimi quando si rendere utile e necessario risanare le ferite.
Questa è una via per farlo anche solo per qualche istante.
Forse per qualche ora.
Oppure per sempre. Perché, forse, anche in un solo attimo esiste l’eternità.”
Dal mio cuore fino al vostro.
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Ciao a tutti,
E’ passato più di un anno da quando ho terminato la realizzazione delle mie prime bambole di pezza.
Erano tantissime le bambole di pezza che avrei potuto realizzare, e chi lavora nel mondo del cucito creativo come me lo sa bene, eppure l’istinto mi ha potato, in qualche modo, a trasformarmi per diversi giorni in Geppetto.
Quando decisi di mettermi alla prova gli unici strumenti che avevo a disposizione erano: tessuti, ago, filo, mani, cuore e intuito.
Mi misi all’opera, consapevole del fatto che avrei potuto non raggiungere quell’obiettivo. Non mi interessava il possibile “fallimento”, io dovevo realizzare Pinocchio non solo, volevo e dovevo creare per lui, una compagna di vita "Pinocchia".
Così, dopo aver recuperato i cartamodelli, mi recai presso il mio fornitore di tessuti, per poter iniziare quanto prima questa esperienza.
Passano i giorni e, pian pianino, le mie bambole di pezza iniziano a venire alla luce. Più queste prendono forma, più riesco a percepire la loro Anima. Riesco a sentire il loro cuore che batte, proprio come accadde a Geppetto quando, osservando quel tronco d’albero che così generosamente Mastro Ciliegia gli aveva donato, resta stupefatto di quel “tum, tum” che proviene proprio da quel pezzo di legno apparentemente inanimato.
Ad oggi posso dire che creare queste bambole di pezza è stata una grandissima terapia per me, perché attraverso ago e filo, attraverso ogni punto cucito è stato come entrare nel significato profondo della fiaba di Collodi. Significato che, però, non corrisponde a quello che ho sempre creduto. Fin da piccola, infatti, ho imparato a conoscere Pinocchio come il burattino di legno che non impara mai dai suoi errori. Un pezzo di legno animato che si fida del prossimo senza mai proteggersi dai pericoli che questo comportamento può comportare e che per mascherare i suoi errori, racconta bugie che gli fanno crescere il naso.
Un burattino senza fili che lo guidano. Un burattino che non ascolta ciò che gli viene detto di fare. Ricorderete anche voi che sono tre le figure che ricoprono questo ruolo nella fiaba: Geppetto, il Grillo parlante e la Fata turchina.
Questi sono sempre pronti a suggerire lui cosa è giusto e cosa sarebbe meglio fare, eppure lui sembra proprio non sentire quanto gli viene consigliato.
Oggi però, quando guardo le mie bambole di pezza, avverto una sensazione che dona un significato molto diverso a quella Fiaba che credevo di conoscere:
Un pezzo di legno che, attraverso tutti gli errori che commette e che lo portano a cacciarsi nei guai, si costringe, in qualche modo, a trovare una soluzione per uscire dalla situazione in cui si è cacciato.
Un burattino che, proprio grazie a tutte quelle difficoltà che si costringe a vivere, lo conducono ad una profonda conoscenza di sé stesso e del suo animo buono e puro.
Un burattino che, attraverso l’errore, riesce a dare vita al suo sogno. Un sogno apparentemente impossibile da raggiungere, ma che lui riesce a realizzare e cioè quello di diventare bambino.
Da oggi per me Pinocchio non è più il simbolo del burattino bugiardo che commette errori.
Da oggi per me Pinocchio è, e sarà per sempre, il simbolo della sacralità dell’errore. Perché la vita è fatta di sbagli e proprio attraverso gli errori che è possibile comprendere lo sbaglio che è stato commesso così da non ripeterlo ancora.
Da oggi per me Pinocchio è, e sarà per sempre, il simbolo della libertà di vivere la vita essendo sempre fedeli a sé stessi. Senza adempiere a disegni o preconcetti suggeriti da qualcun’ altro. Proprio come Pinocchio, burattino senza fili e senza marionettista pronto a muovere il bilancino per raccontare una storia di qualcun altro.
Ed è proprio nel momento in cui l'archetipo di Pinocchio si rivela ai miei livelli consci, che comprendo il perché è stata proprio questa la mia prima bambola di pezza.
Ecco che, allora, ringrazio l’Universo per donarmi in ogni instante, attraverso piccoli grandi eventi della mia vita, tutte le risposte alle domande che gli affido.
Ancora una volta mi rendo conto di quanto la creatività possa divenire una via per la conoscenza profonda di sé stessi, oserei dire : UNA CURA PER L’ANIMA.
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Terra Dell’Altra Parte (Pianeta Luna), Notte del 5 gennaio di un tempo sconosciuto
È notte inoltrata quando la giovane Geltrude vaga per i campi della Terra dall’altra parte, è in cerca di uno spazio protetto che possa donarle pace. Per proteggersi dal freddo si stringe nella sua camicia da notte bianca, quella che le ha donato la sua adorata nonnina Cordelia la notte tra il ventiquattro e il venticinque dicembre.
Ricorda ancora quando, quella sera, dinnanzi allo specchio indossò “quell’ abito” e si immagino di concedere il primo ballo al suo principe azzurro:
“Mi concede un ballo gentil donzella?” la interrogò lui inchinandosi verso di lei, con un braccio dietro la schiena e l’altro proteso ad aspettare la sua mano.
Lei abbassò gli occhi verso terra e con un timido sorriso che le dipinse le gote di rosso rispose sussurrando: “Perché no?”.
Così si lasciarono andare in un ballo che li unì, per sempre.
Fu, però, la voce di sua Nonna Cordelia a riportarla bruscamente alla realtà: “è di tuo gradimento mia cara?”
“Certo nonna, questo abito da notte mi fa sentire una vera principessa!”- Le rispose guardandosi fiera nello specchio.
Soltanto qualche giorno dopo quella sera la piccola Geltrude si trovò travolta dalle sue paure. Era nella sua stanza e appena scorse l’abito da notte nel suo armadio si trovo sopraffatta dalle sue fragilità. Sentì il bisogno di uscire, anche se era notte fonda e sua nonna Cordelia le aveva raccomandato più volte di non allontanarsi nelle ore tarde. Quella sera, inspiegabilmente, Geltrude non riuscì a dare ascolto a tutte quelle raccomandazioni, aveva solo voglia di correre via, lontano da quei pensieri. Così non ci pensò due volte, indossò l’abito da notte, si strinse una sciarpa al collo e si infilò in testa il cappello nero ed iniziò a correre.
Sentiva di avere freddo: “forse sarà meglio che io torni indietro” si domandò più volte – eppure, qualcosa di più forte la trascinava nella direzione che aveva preso.
Fu così che, dopo aver varcato l’ingresso del bosco, scorse qualcosa dinnanzi a sé. Erano delle Donne, avvolte il un mantello nero, erano in cerchio e si tenevano per mano. All’interno del cerchio vi erano delle candele accese.
La giovane Geltrude cercò di avvicinarsi cautamente a quello che aveva appena scorto qualche istante prima oltre i rami che la proteggevano da quello scenario.
I canti soavi e gentili di quelle Donne aveva un effetto ipnotico su di lei, quasi come se riconoscesse un richiamo così forte da non poter fare a meno di avanzare in quella direzione.
Più si avvicinava a loro più si sentiva a casa, in Pace con sé stessa.
Da lì a poco si trovò a qualche centimetro da quel cerchio di Donne, era spaventata e curiosa. Desiderava guardare i volti chini di queste donne anche se sentiva di avere paura.
L’istinto la spinse a prendere parte del cerchio.
Prese la mano di una di quelle Donne e senza alcun tipo di resistenza Geltrude si trovò a far parte delle Donne del Risveglio. Si rese conto di questo non appena l’altra sua mano si congiunge all’altra Donna accanto a sé, ed il cerchio si chiuse.
In quell’istante nella mente di Geltrude iniziarono a susseguirsi una serie di immagini, flash e ricordi suoi, delle sue vite passate e di tutte quelle Donne che vivono le sue stesse fragilità. Paure che nascono nella mancanza di radici profonde, radici capaci di donare ad ogni Donna il giusto grado di Amor proprio.
Da lì a poco Geltrude comprese che, ognuna delle Donne presenti in quel cerchio aveva, nel suo cuore, una cicatrice che era stata chiamata a guarire per poter poter adempiere alla missione di Curandera magica. Ognuna con la sua missione.
Al termine dei canti, quando il cerchio si sciolse arrivò il momento dell’assegnazione della missione di ogni Guaritrice dell’Anima.
Geltrude sapeva perfettamente quale fosse la sua missione, perché sapeva riconoscere la ferita che aveva abitato per molti anni nel suo cuore. Prima di quella notte, però, non si era mai resa conto che il coraggio di essere restata in quella ferita, la forza che aveva avuto nel guardare in faccia alla sua paura più profonda le aveva dato la possibilità di guarirla. Perché guarire da una ferità altro non è che farsi attraversare, accettare e vivere quello che siamo chiamati a sentire.
Così, arrivo il momento di Geltrude: “Da questo momento ti nomino Epiphàneia, la saggia Donna dell’Amor proprio” – La saggia Donna del Cerchio congedò Geltrude indirizzandola verso la sua nuova vita di Donna Risvegliata.
Buona Befana a Tutti!
Con Amore e Magia.
Serendipity - Hand Made di Lucrezia di Lernia
Ciao a tutti,
oggi voglio dedicare questa pubblicazione ad una figura magica: LA BEFANA!
Ora vi spiego perchè:
Lavorando come Naturopata ormai da diversi anni, ho capito che la creatività ha un particolare effetto benefico sulla mente, sul corpo e sulle emozioni.
Questo processo, attraverso la produzione di ormoni e sostanze particolari, innescherà dei meccanismi fisiologici che miglioreranno la sensazione di benessere, stimolando poi di riflesso soddisfazione, gratificazione, autostima e tutte quelle sensazioni che tanto fanno bene al cuore e all’anima.
Stimolare l’ARTISTA che ognuno ha dentro di sé significa riaccendere ed illuminare delle “stanze” della mente e dello spirito, che torneranno finalmente a comunicare tra loro, proprio come quando si è bambini. I piccoli non hanno filtri, non hanno schemi e rigidità mentali che bloccano la loro natura e la loro creatività, cosa purtroppo comune nella maggior parte degli adulti.
I bambini, esseri speciali dai quali dovremmo imparare come vivere pienamente la nostra vita, hanno una capacità sbalorditiva nel riuscire a “tradurre” quello che hanno dentro. Per loro è estremamente semplice. Provate ad osservare con attenzione un bambino, vi basteranno pochi minuti per capire quanto è facile per lui esternare un’intenzione o imporre il suo punto di vista.
I Bambini fanno tutto questo secondo le loro attitudini, senza chiedersi se è abbastanza bello quel gesto, se è giusto o sbagliato fare quello che stanno facendo. Lo fanno e basta.
Ecco perché stimolare l’artista che è in noi è importante, perché lo stesso ci permetterà di raggiungere quello “stato essenziale”, dove la nostra parte più profonda, giocosa, allegra e creativa prenderà possesso di quel tempo che abbiamo deciso di dedicare alla realizzazione di “qualcosa”.
Ovviamente io vi parlo di quello che sono le mie attitudini, poi ognuno è bene che scopra e coltivi le sue.
C’è chi dipinge, che chi scrive, c’è chi disegna, insomma non c’è alcun limite, c’è solo da guardarsi dentro e scoprirsi artisti, ognuno a suo modo.
L'ARTE DI CREARE CON LE MANI:
Per molti anni ho potuto sperimentare il significato profondo dell’arte di “creare con le mani”.
Più di 15 anni fa, infatti, ho conosciuto il patchwork, un’arte molto antica che mi ha permesso di mettermi in contatto con una parte di me che non conoscevo.
Il mio Amore per l’ago ed il filo è nato proprio come un colpo di fulmine, eppure sono cresciuta con una mamma sarta, che spesso mi esortava ad imparare ad usare questi due strumenti che, all’epoca, mi sembravano “insignificanti”.
Poi un giorno è successo, ho scoperto che Ago ed Filo possono essere strumenti magici, capaci di tradurre qualcosa di astratto come un’idea, un pensiero o un’ispirazione, in qualcosa di concreto, che si potesse toccare con le mani.
Vi assicuro, che vedere realizzato qualcosa che prima era solo un pensiero, un idea è un’emozione meravigliosa.
Per concludere vi dico che in occasione della befana ho deciso di riprendere in mano i miei due strumenti magici e realizzare una calza speciale per la mia nipotina “BEATRICE”.
Ho unito la passione per il cucito a quella per la cucina sana.
La befana ha l’abitudine di riempire le calze con dolciumi che, però, sono realizzati con zuccheri semplici, farine raffinate, grassi saturi, etc…. Così, mentre realizzavo la calza mi dicevo: “certo non posso lasciarla vuota, qualcosa dentro la devo pur mettere!”
Non avrei mai potuto regalarle dei dolci, soprattutto se ricchi di zucchero bianco e tutti i vari ingredienti che so essere ben poco salutari. Ed è proprio che in quel momento che mi si è accesa la “lampadina”:
“le faccio dei biscotti di pezza, così non le fanno male e in più ci può giocare!”
Ho pensato di create dei biscotti facilmente riconoscibili:
PAN DI STELLE;
CROSTATINA;
ABBRACCI;
GOCCIOLE.
Così, dopo aver realizzato il cartamodello per la calza, e di tutti i dolcetti che ho applicato all’esterno della stessa (biscotto pan di zenzero, caramella al limone, lecca, lecca, girella e cappellino della befana) mi sono messa a disegnare quelli dei biscotti.
È stato divertente perché ho realizzato dei biscotti alternativi, senza zucchero, senza farine, senza grassi, senza glutine insomma dei biscotti magici, che contengono solo tanta, felicità ed energia! - meglio di così non poteva andare!
l senso di questo post è quello di stimolare ognuno di noi a mettersi in contatto con il proprio ARTISTA interiore, provateci, sarà divertentissimo!
Essendomi fatta prendere la mano ho voluto approfondire la storia della befana, scoprendo leggende e credenze legate a questa curiosa vecchietta. Nella ricerca ho scoperto che la Befana è la personificazione di un’energia potentissima per noi e la nostra terra.
Se avete voglia potete leggere qui sotto:
“La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte col cappello alla romana viva viva la Befana!”
La storia della befana inizia nella notte dei tempi ed affonda le sue radici in tradizioni magiche precristiane. Il termine “Befana” deriva dal greco “Epifania”, ovvero “apparizione” o “manifestazione”.
La Befana si festeggia, quindi, nel giorno dell’Epifania, che chiude il periodo di vacanze natalizie.
La magia dell’epifania:
La notte tra il 5 ed il 6 gennaio pare sia un momento particolarmente, magico in quanto si racconta che, gli animali che popolano le stalle ed i boschi, possano parlare tra di loro.
La leggenda della Befana:
Originariamente la Befana era simbolo dell’anno appena passato, un anno ormai “vecchio” proprio come lo è la Befana stessa.
Il legame tra la Befana e Madre Natura:
Nell’antichità la dodicesima notte successiva al solstizio d’inverno, si usava onorare la morte e la rinascita di Madre Natura.
La leggenda racconta che proprio nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio Madre Natura, secca ed ormai stremata dopo aver donato tutte le sue energie durante l'anno, assumeva le sembianze di un’anziana ed amorevole strega!
L’anziana “signora” che è solita spostarsi a cavallo di una scopa, era quindi pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere, dalle sue ceneri. Questo evento nella tradizione aveva uno strettissimo legame con i cicli lunari, e nello specifico con la Luna Nuova.
Ora vi racconto la storia della befana che si rifà ad un racconto fantastico. Nell’antiche credenze si pensava che, durante una notte magica, delle figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti:
Secondo la tradizione precristiana Madre Natura quindi, in corrispondenza del solstizio d’inverno, assumeva le sembianze di una vecchietta con il naso lungo e il mento aguzzo, vestita con gonnellone ampio dai toni scuri, un grembiule con le tasche, uno scialle ed un cappellaccio in testa, e cioè la BEFANA
La befana la notte tra il 5 ed il 6 gennaio, prima andarsene, a cavallo di una scopa magica vola sui tetti e, calandosi dai camini, riempie le calze dei bambini con giocattoli, cioccolatini e caramelle.
La leggenda narra che, come segno di gratitudine nei confronti della vecchina stanca e stremata, era consuetudine lasciare a sua disposizione un piatto con un mandarino o un’arancia e un bicchiere di vino.
I Doni della befana racchiudono una simbologia ben più profonda dei regali in sé stessi. Questi infatti sono dei simboli di buon auspicio, rispetto alla semina ed ai raccolti, per l’anno che sarebbe iniziato. Il dono quindi è un segno propiziatorio così che, nuove piante e tutti i raccolti potranno ri-nascere rigogliosi durante l'anno successivo.
La Befana, dunque, è nata quasi come nasce una manna dal cielo, inventata dal popolo speranzoso in un buon raccolto.
La leggenda della Befana (Tradizione Cristiana)
Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare. Oggi, però, la Befana è una sola: porta con sé regali e dolcetti da dare ai bambini. E, come ogni personaggio nato dalle storie tramandate nel tempo, anche lei ha sembianze e abiti dei quali non si può proprio liberare.
LA TREDICESIMA FATA E LE LUMINOSE DONNE DELL'EPHIPHA'NEIA
(tratto da: Miss Wondert - la Tessitrice di Storie)
Qualche tempo fa, sul web, mi sono imbattuta in questa storia che mi ha subito conquistata, per questo, oggi, vorrei condividerla con voi.
⭐️ La Tredicesima Fata e le Luminose donne dell'Epiphàneia ⭐️
Alla tredicesima notte la Regina Epiphàneia raccolti i rami secchi del Vecchio anno, ne faceva una scopa. Mentre raccoglieva invecchiava, più rami intrecciava più vecchia diventava. Vecchia e curva, alla fine del raccolto, spazzava via la cenere dell'anno passato e cavalcava la scopa di rami. Era la notte dell'In-canto, dodici doni erano già stati elargiti all'umanità dalle Fate del Nuovo Anno, il tredicesimo dono risuonava nel cuore palpitante di quella notte magica, mentre la Tredicesima Fata solcava i cieli del mondo, In-cantando ogni casa, ogni via, ogni capanna o grotta. Il Corteo delle Maghe, allora prendeva forma ,ogni donna medicina, ogni levatrice, ogni sapiente giovane o vecchia, sentiva l'In-canto di Epiphàneia. La Sapienza delle Antiche Fate scendeva sulla Terra, risvegliando doni assopiti,dimenticati,talenti segreti. Epiphàneia, Rivelava ad ognuno la propria Magia. Come una Lupa levava il suo richiamo oltre i fitti boschi innevati,raggiungendo le orecchie di ogni donna selvaggia. Vecchia come il Mondo, alcuni, sussurrando, la chiamavano strega e streghe erano le anime antiche che si univano al suo Coro magico. Tanti, avevano terrore dei suoi In-canti. Così molte bambine venivano addormentate prima che il suo Canto si levasse nel mondo, perchè non sentissero e se avessero sentito dovevano non aprire gli occhi per assicurarsi di ricevere un dono al mattino. Chi ascoltava, chi si alzava nel cuore della notte e lasciava il sonno per esplorare il suo richiamo avrebbe ricevuto solo cenere e carbone, diventava vecchia e cattiva, proprio come quella pericolosa strega che non doveva esser vista. Così anno dopo anno, sempre meno donne si unirono al Corteo delle Maghe, ma Epiphàneia, non smise mai di In-cantare ed elargire talenti e doni magici. C'era sempre, bambina o adulta che fosse, qualche donna che mentre tutti dormivano, apriva gli occhi e volava oltre i tetti delle case, oltre i divieti, oltre la paura e apriva orecchie e cuore ai doni della Tredicesima Fata. Epiphàneia, anche stanotte In-canterà il mondo, e tu sei disposta a sentire? ti unirai al suo Canto? aprirai orecchie e cuore per ricevere in dono il tuo Talento Magico? Che ogni vostro Talento vi sia Rivelato, che possiate unirvi al Corteo delle Maghe, le Luminose Donne dell'Epiphàneia.
E voi alla Befana ci credete?
... Io da oggi SI!
Grazie per essere passati qui, al prossimo articolo!
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lucreziadilernia82@gmail.com
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Ciao a tutti, qualche anno fa realizzai un cuscino in pannolenci, imbottito con morbida ovatta e fiori essiccati di lavanda. Era nato come u...